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9 marzo 2008

GLI ILLUMINATI di: Adam Weishaupt





In quel XVIII secolo che vedeva svilupparsi in maniera definitiva Rosacrucianesimo e Massoneria delle Confraternite che, pur mantenendosi legate a contesti territoriali circoscritti e raccogliendo non di rado solo poche decine di aderenti, riuscirono [proprio per l'alto grado di segretezza con cui si circondarono] a creare interesse intorno a se.
L'aspetto più sconcertante è che sovente non presentavano [pubblicamente] alcun tipo di dottrina o teoria innovativa, ma si presentavano semplicemente come l'estremo baluardo contro un decadimento dei costumi della società moderna che, ai loro occhi, pareva irresistibile. Ne è un esempio Emanuele Swdenborg, nato a Stoccolma nel 1688, ri-fondatore del movimento degli illuminati. Egli dopo aver terminato brillantemente gli studi e aver intrapreso una felice carriera di docente, alla soglia dei 55 anni venne colto dalla prima di quelle [apparizioni] che lo avrebbero accompagnato per il resto dell'esistenza. Abbandonato il proprio lavoro, riunì intorno a sé un gruppo di seguaci ai quali comunicava i messaggi che riceveva nel corso delle manifestazioni ultraterrene di cui era testimone.. (o posseduto?).


Swedenborg presentava una formula nuova rispetto a quella di altre sette tutte tese ad un nostalgico messianismo: egli, al contrario, sosteneva che se la venuta del Cristo aveva in qualche modo.. sì mutato il corso della storia, ma.. non era più il momento di voltarsi a guardare il passato, ma neppure, e qui stava la genialità del suo messaggio, attendere l'arrivo di quella che chiamava [Nuova Era]. Questa, infatti, era già cominciata ed egli stesso era stato testimone unico e privilegiato del suo inizio durante una delle sue visioni, nel 1757, quando i tempi antichi si erano chiusi definitivamente. Ogni qualvolta terminavano le manifestazioni a cui egli solo poteva assistere, rendeva noti ad alcuni aderenti al proprio movimento le nuove rivelazioni che aveva ricevuto. Non tutti, infatti, potevano avere accesso a quei messaggi, esistendo all'interno della società una rigida struttura gerarchica concepita dallo stesso Swedenborg di cui ancora oggi [non si è venuti a conoscenza] con certezza a causa della sua complessità.[!]


Alcuni studiosi ritengono che vi fossero addirittura 9 (nove) gradi di iniziazione, ma probabilmente furono 6 (sei): Novizio, Compagno, Maestro, Illuminato, Fratello azzurro e infine Fratello rosso, un grado riservato a un ristrettissimo gruppo di collaboratori del [Supremo] MISTICO. La segretezza era mantenuta, anche in questo caso, grazie alla assoluta fedeltà richiesta agli aderenti: NESSUNO poteva rivelare l'appartenenza agli illuminati, neppure ai propri parenti, senza una previa autorizzazione di un fratello "Superiore".

Anche i messaggi di Swedenborg venivano comunicati agli adepti grazie ad una fitta rete di contatti segreti. La nota più curiosa era che, di fatto, le idee dell'ex insegnante svedese non presentavano alcuna consistente novità rispetto ad altri movimenti del tutto simili, ma l'alto grado di riservatezza che caratterizzava questo gruppo finirono per creargli intorno un clima di mistero. Nucleo della filosofia religiosa di Swedenborg era l'esistenza nell'universo di tre livelli distinti: quello degli Archetipi (il Paradiso), quello della materia (l'Inferno), e quello degli Spiriti Superiori. I primi due erano in perenne lotta tra loro e l'umanità si trovava al [centro] di questa disputa.


"L'uomo - scrive nella sua opera più nota, 'La Nuova Gerusalemme' - vive con la mente rivolta verso la spiritualità, ma ha il corpo immerso nella materia", e quindi si trova a lottare per far prevalere il proprio lato spirituale su quello materiale: uno sforzo che non sempre viene premiato, proprio a causa dell'imperfezione stessa che, in quanto "creatura" egli ha [ereditato].


La visione Swedenborghiana fece proseliti anche lontano dal proprio paese, se è vero che già nel 1760, si costituì il nucleo dei cosiddetti "Illuminati di Avignone", i quali ampliarono alcuni aspetti che lo svedese nei suoi scritti aveva solo enunciato, senza approfondirli. In particolare, sviluppando lo studio dell'astrologia e di un'arte [a quel tempo assai sospetta] come l'alchimia, provarono a fornirvi riscontri scientifici. Ciò che li rese ben presto sospetti anche alle autorità politiche, oltre che a quelle religiose, fu il carattere sempre più spiccatamente esoterico che venne ad assumere la setta che la portò ad essere accusata di tramare contro l'ordine e la sicurezza della cittadina provenzale. Un motivo che venne ritenuto più che sufficiente per bandirne l'esistenza ed esiliare i maggiori esponenti del movimento.


Secondo alcuni, gli illuminati tentarono di riorganizzarsi con l'intento di rientrare segretamente in Avignone, con la speranza di riunire i vecchi seguaci, ma i tragici fatti che portarono alla rivoluzione del 1789 finirono per travolgerli. Stessa sorte che toccò ai Teosofi Illuminati, un nucleo sviluppatosi nella Parigi pre-rivoluzionaria a partire dal 1766, con lo scopo di coagulare intorno alle "teorie salvifiche" di Swedenborg una parte di quella borghesia insoddisfatta e delusa dai regnanti. Il progetto si rivelò ben presto un vero fallimento, visto che tutt'altri scenari si stavano aprendo e nessun credo religioso poteva più rappresentare un mezzo di affrancamento sociale. Se altrettanto breve ne fu l'esperienza ben diverso fu l'interesse che suscitò l'ordine degli Illuminati, fondato nell'alta Baviera nel 1776. Teorico del movimento fu Adam Weishaupt, già docente di diritto canonico presso l'università di Ingolstadt. Adam Weishaupt, nato a Ingolstadt il 6 febbraio del 1748 è l’uomo di punta degli illuminati e il cervello ideatore dell’Ordine, che egli [?] aveva fondato nel 1776, [a soli 28 anni].

Egli vedeva nel suo movimento il mezzo per liberare gradatamente i cristiani dai propri pregiudizi e in tal modo condurli verso una "nuova realtà" [?] di uguaglianza, fratellanza e libertà. Per conquistare la libertà spirituale era necessario dimostrare di esserne degni, perciò Weishaupt creò all'interno del proprio ordine una struttura rigidissima che ogni Adepto doveva percorrere prima di giungere alla rivelazione completa del messaggio salvifico. In tal modo, per ogni passaggio che si compiva in questa scala gerarchica si veniva a conoscenza di nuovi segreti che permettevano di comprendere altri aspetti del progetto Weishauptiano.


13 (tredici) erano i gradi di iniziazione, divisi in 4 (quattro) sezioni: Preparatorio, Novizio, Minervale, Illuminato Minore, Principiante, Compagno e Maestro, Illuminato Maggiore e Illuminato Dirigente, poi Sacerdote, Reggente, Mago e Re, a cui era consentito di addentrarsi pienamente nei misteri. Divenuto "Illuminato Major" un aderente veniva a conoscenza dello scopo della propria vita da quel momento in avanti: cancellare il proprio "vecchio ego" per appropriarsi pienamente, una volta divenuto "Illuminato Dirigens", dei mezzi necessari per divenire infine perfetto, e cioè la virtù, la sapienza, e la libertà assoluta. Ciò che scatenò la condanna della chiesa, nel 1783, fu il fatto che, divenuto Mago, un adepto veniva iniziato a un PANTEISMO chiaramente materialista: Dio stesso e il mondo che ci circonda, sosteneva Weishaupt, altro non erano che un'unica ENTITA' e quindi l'uomo che ne era parte, realizzando se stesso, raggiungeva e diveniva egli stesso [divinità]. Il Re, infine, aveva l'ultima e decisiva rivelazione: tutto in questo mondo era effimero e destinato a scomparire perché ben presto tutti gli uomini sarebbero stati uguali e soprattutto liberi.


Weishaupt aveva seguito l’insegnamento del barone "Johann Adam Ickstatt" che lo aveva indirizzato al collegio dei [gesuiti]: la stessa scuola di De Bassus e quella che più tardi anche Mayr frequenterà . Ickstatt divenne dal 1742 [curatore] dell’Università di Ingolstadt incarico che tenne sino al 1765, quando andò in pensione e Weishaupt ebbe accesso ai suoi [libri privati], interessandosi anche di opere filosofiche francesi, soprattutto di Voltaire (1694-1778). Quest’ultimo dimostrava vedute radicali, che esponeva in una lettera a Federico II: "Finalmente, quando il corpo della Chiesa sarà sufficientemente indebolito e l’infedeltà abbastanza forte, il colpo decisivo sarà scagliato con la spada di una persecuzione completa e senza fine. Un regno di terrore dominerà la Terra e continuerà , sino a che un cristiano sia così ostinato da aderire alla Cristianità".


Il proposito di distruggere i gesuiti e la Chiesa Weishaupt può averlo tratto da Voltaire e dagli Enciclopedisti. Si laureò intanto all’Università di Ingolstadt nel 1768. Ebbe l’incarico di tutore per quattro anni, finché non fu promosso assistente.
[I fini], secondo Weishaupt, vanno perseguiti con [QUALSIAI MEZZO] e nel [SEGRETO]: "A ogni iniziato è detto di condurre l’amico. Ciò è fatto per formare una legione, che meglio della Tebea è chiamata Santa e invincibile". Weishaupt risvegliava negli adepti il desiderio di uguaglianza e libertà , rendendoli indifferenti verso i governi. Guidava gli uomini di diverse nazioni e religioni a un vincolo comune, sottraendo alla Chiesa e allo Stato le menti più brillanti. [Con ciò minava alle fondamenta gli Stati costituiti].


Idee ancora moderate perché, per le classi estreme dei Maghi e degli Uomini re, tutto è materia: "Quanti pregiudizi non abbiamo trovato da distruggere in voi prima di riuscire a persuadervi, che questa pretesa religione di Cristo altro non era, che l’opera dei preti, dell’impostura e della tirannia? Se tale è questo Vangelo tanto proclamato ed ammirato, cosa dobbiamo pensare di tutte le altre religioni? Sappiate dunque che esse hanno tutte per origine le stesse finzioni, e sono fondate sulla menzogna, l’errore e l’impostura".


"Dio, il mondo non sono che una stessa cosa; tutte le religioni sono inconsistenti, chimeriche e invenzioni di uomini ambiziosi".


E' chiaro, allora, perché questi riferimenti a un'universale liberazione da ogni sopruso e alla cancellazione di ogni distinzione sociale, apparissero un pericoloso elemento di sovversione e di instabilità politica, tale da costringere il grande elettore di baviera, che pure aveva da principio simpatizzato con il movimento, a decretarne la cancellazione. Dopo pochi mesi Weishaupt stesso e tre Maestri dell'ordine vennero condannati ed esiliati.


Ma a quanto si sa l'ordine è continuato a vivere ed operare in maniera occulta proprio per proteggersi e muoversi senza impedimenti da parte di nessuno divenendo così molto potente. Infatti nell’istruzione per il grado di reggente Weishaupt impone agli illuminati "di occultarsi sotto il nome di un’altra società".


Le logge inferiori della Massoneria, recita il codice, sono intanto "il velo più conveniente al nostro grande oggetto, perché il mondo è già abituato a non aspettarsi 'nulla di grande' e che meriti attenzione dai.. MASSONI".

Concludo con una nota di conferma: "..Fino a quando non avremo conseguito il potere assoluto, cercheremo di fondare e moltiplicare le logge massoniche in tutte le parti del mondo. Alletteremo a farne parte coloro che possono diventare, o sono di già, animati da amore per il pubblico bene. Queste logge saranno la fonte principale ove attingeremo le nostre informazioni; saranno pure i nostri centri di propaganda. Centralizzeremo tutte queste logge sotto una direzione unica, conosciuta a noi soli e costituita dai nostri uomini più sapienti. Queste logge avranno anche i loro rappresentanti, per mascherarne la vera direzione. I piani politici più segreti ... ci saranno subito noti appena formulati e ne guideremo l'esecuzione.." - (Prot. XV).





B O J S

4 marzo 2008

PADRE PIO



E' di questi giorni il gran parlare e la "riesumazione" dei poveri resti di questo SEMPLICE UOMO. Moltissimi oramai sono concordi nell'affermare che NON esiste "Santo" che sia più venerato di padre pio, addirittura ancor più della madonna. Infatti chi in Italia non ha in casa, nel portafoglio o nell'auto una immaginetta di padre pio?


Ma perchè tanta VENERAZIONE verso questo (ripeto) SEMPLICE UOMO?

Non essendo mia intenzione "Giudicare qualcuno" o entrare nei "dettagli" della vita di una persona ormai scomparsa è d'obbligo però fare una breve analisi per AMORE DELLA VERITA'. Che dedico a chi "afferma" di CREDERE in Dio.


Questo articolo è DEDICATO specialmente a coloro che appartengono alla cosiddetta cristianità.
 

E' VIVAMENTE SCONSIGLIATA LA LETTURA 
AI DEVOTI DI PADRE PIO..!!



"Non ti farai idolo nè immagine alcuna di quanto è lassù nei cieli nè di quanto è quaggiù sulla terra, nè di ciò che è nelle acque o sotto la terra. Non ti inginocchierai davanti a loro nè le adorerai" - (Eso. 20:4,5 versione CEI)

"Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per ADORARLO. Ma Pietro lo fece rialzare, dicendo: Alzati, SONO ANCH'IO UN UOMO". (Atti 10:25, 26 - versione CEI)

E' nota la devozione che Karol Wojtyla dedica a padre Pio da Pietralcina, al secolo Francesco Forgione. Il frate dei miracoli inquisito da Pio XI [che lo fece arrestare proibendogli ogni contatto con i fedeli] e accusato di frode dal medico e sacerdote Agostino Gemelli (che parlava delle «cosiddette stimmate di padre Pio»), fu osteggiato e inquisito persino dal papa buono. Nel 1960 Giovanni XXIII inviò mons. Maccari in visita apostolica a S. Giovanni Rotondo per indagare sul clima che circondava l’attività del frate. Risultato: quaranta cartelle inviate al papa come contributo alla verità.
Una verità fatta di traffici di reliquie e pezzuole intrise di sangue, di profitti derivanti da un misticismo ben indirizzato (grandi alberghi e opere di bene) e da una VOGLIA ESAGERATA di miracoli. Mons. Maccari sottolineò pure la presenza di una folla fanatica, convinta ad esempio che chi guardasse il frate da vicino avrebbe avuti rimessi i propri peccati. Le accuse del Maccari erano solide e ben circostanziate. (1)




Le cartelle del Maccari e il Vangelo
Per mesi, agli inizi degli anni ’90, Carlo Maccari, arcivescovo di Ancona in pensione, continuò a ricordare al card. Ratzinger e ai membri della gerarchia vaticana la verità da lui riscontrata quando trent’anni prima, inviato del Sant’Uffizio, aveva indagato su padre Pio. (2)
Come credenti che cercano di essere in armonia con il Nuovo Testamento, registriamo le note del Maccari non per amore di chiacchiere [che chiacchiere evidentemente non sono] ma per un sobrio confronto con i dati rivelati nel Vangelo del Cristo, Vera pietra di paragone per valutare ogni fenomeno in campo religioso.
Maccari, ad esempio, scrive di Padre Pio come di un frate che sanguinava («tutto quel sangue di gallina!») attirando folle ansiose di miracolo, scatenando fanatismi, gelosie, speculazioni e caccia di soldi; scrive inoltre di microfoni-spia (nascosti da mons. Umberto Terenzi, parroco del Divino Amore, e da padre Daniele da Roma) nei luoghi dove padre Pio confessava i penitenti.
Queste vicende presentano aspetti che [non si vuole] qui rilevare. Una domanda tuttavia merita attenzione: che cosa ha a che vedere tutto questo sangue con la Parola del Messyah? Nel Vangelo non è il sangue di un frate che "salva", bensì la liberazione «eterna» è ottenuta dal sacrificio di Yahushua. Questo sacrificio si è attuato «una volta per sempre» e, una volta compiuto, elimina ogni necessità di ulteriori offerte per il peccato. Marco, nel suo scritto, ci consente di fare «memoria» (intima e spiritualmente comunicativa) del sacrificio di Yahushua: «il sangue del patto, sparso per molti». Giovanni attesta che Gesù ha avuto l’amore più grande: dare la sua vita (il suo sangue) per i suoi «amici». Anche Pietro accenna al sangue di Yahushua che, privo di peccato, portò i nostri stessi peccati. (3)
Forse non basta più.. ai «molti» il sangue del Messyah? Non è più sufficiente per [quelli che si definsiscono] cristiani [?] quel sacrificio magnifico? Quell’amore incommensurabile non basta più agli «amici» a mostrar loro l’affetto del Signore? In che cosa mai quella redenzione (sangue) sarebbe carente, perché si renda necessario integrarla con altro sangue? Se le cose stanno davvero così, quanto è triste e amara la condizione morale/spirituale di [quelli che si auto-definiscono] cristiani oggigiorno!
Interessanti capitoli della lettera agli Ebrei, (la stessa parola ispirata da Dio in cui dicono di credere), mostrano come Yahushua abbia del tutto eliminata, con il proprio sangue, ogni necessità degli spargimenti di sangue prodotti da sacrifici animali attuati presso gli Ebrei.
MAI il Messyah o uno dei suoi apostoli ha insegnato che quel sangue animale sarebbe stato sostituito dal sangue di padre Pio (di gallina secondo il Maccari) o da altro sangue di madonne e immagini che, per varie ragioni, sgorga e fiotta qua e là nella miracolistica antica e moderna..!!
Ritenere che il sangue (di padre Pio o le macchie sulla sindone) soddisfino il bisogno di “toccare” avvertito dai fedeli e appellarsi all’istinto dei credenti (il cosiddetto sensus fidei) per avvalorare un dato fenomeno religioso è.. fuorviante. (4) L’attrazione delle folle a simili spettacoli si spiega considerando che il sangue, tabù presso molte culture, continua ad esercitare sull’uomo un’azione ambivalente di attrazione/repulsione. Inoltre, il sensus fidei ha... senso quando si armonizza con le Sacre Scritture, altrimenti può essere esso stesso fuorviante. Il sensus fidei di questi [cosiddetti] credenti deve farsi illuminare non dalle "stimmate" di padre pio, ma.. dalla parola del Padre Onnipotente . Non sarebbe male tornare, ad esempio, a considerare bene le parole dette da Gesù all’incredulo Tommaso: «Siccome mi hai veduto [e toccato!], tu hai creduto; beati quelli che non hanno veduto, e hanno creduto!» (Giovanni 20, 29).
Quanto alle folle acclamanti rapite da passione mistica, è immediato il confronto con Yahushua che ne fù circondato. Quale differenza, però, si nota nel suo comportamento! Egli anzitutto evita le esaltazioni prodotte nelle masse desiderose di miracoli. Dopo la moltiplicazione di pani e pesci, ben sapendo di essere oggetto di esaltazione da parte della folla sfamata e quindi disposta ad acclamarlo re, Yahushua si ritira su un monte, tutto solo: fugge l’ansia miracolistica popolana, rifugge dalla glorificazione umana, anzi corregge in modo netto i possibili esiti di una esaltata ed esaltante religiosità popolare.
Quando la medesima folla lo rintraccia sull’altra riva del lago, Yahushua spegne ogni fanatismo dicendo chiaro:
«In verità vi dico che voi mi cercate non perché avete veduto dei miracoli, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna» (Giovanni 6, 15 e v. 26).
Inoltre il Messyah cerca di far comprendere quale sia questo cibo («chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete», v. 35), la folla si scioglie e molti discepoli lo abbandonano. E Yahushua [che al contrario delle attuali guide religiose non bada mai al numero/audience di quanti lo seguono] chiede ai dodici: «Non ve ne volete andare anche voi?».
Mons. Maccari si era evidentemente accorto che padre Pio non stava affatto imitando Yahushua nei suoi atteggiamenti. La tigre della esaltazione religiosa popolare non va cavalcata neppure quando è utile a “portare anime alla Chiesa” (hanno torto quei teologi, come il Laurentin, i quali purtroppo sostengono proprio questo concetto utilitaristico, in disarmonia con l’esempio di Yahushua e con l’insegnamento del Vangelo).
Nel 1990, parlando a Taranto con il vescovo di Manfredonia sul processo di beatificazione di padre Pio, Wojtyla raccomandava: “Sbrigatevi, sbrigatevi, questo è un santo che vorrei fare io”. Oggi, avvenuta la beatificazione di Pio da Pietralcina e di Giovanni Roncalli, la gerarchia cattolica sembra aver superato l’imbarazzo di avere un beato papa Giovanni che in vita ha osteggiato e inquisito un beato padre Pio. Non c’era da dubitare che i postulatori e le commissioni dei due processi di beatificazione (e santificazione) sarebbero riusciti con ineffabile abilità (e ineffabile doppiezza) a superare i contrasti che, in vita, divisero il papa dal frate. Tuttavia c’è una parola buona dinanzi alla quale TUTTI [anche i postulatori e i tribunali ecclesiastici] dovrebbero chinare il capo, quella di ciò che "è veramente scritto" in quel Vangelo che DICONO di professare. Esaminiamo qui, brevemente, alla luce del Nuovo Testamento il concetto di santificazione da come è proposto e attuato nel cattolicesimo.

«Santi» secondo le scritture

Le lettere (epistole) del Nuovo Testamento sono indirizzate ai «santi» che abitano a Roma, Corinto, Filippi, ecc. Paolo apostolo menziona la famiglia di Stefana che si dedica «a servire i santi». Si parla nel Vangelo di aiuti pro «santi» tra i credenti più poveri residenti a Gerusalemme o altrove. Ci vengono pure presentati alcuni «santi» che ne salutano altri. Viene lodata la vedova che abbia reso dei servizi ai «santi». (5) Il dato biblico è dunque chiaro: «santi» sono coloro che hanno Fede, i convertiti al Cristo, i membri attivi e presenti nelle varie comunità locali. Non defunti, dunque, ma persone viventi! Non una "élite" di Super-credenti, ma proprio gli stessi cristiani, con pregi e difetti, mentre vivono questa vita nel mondo pur cercando di non comportarsi come il mondo. Con l’aiuto di Cristo, «compiono» la propria santificazione nel rispetto di Dio. (6)
MAI il Nuovo Testamento attesta che i santi li crea il papa o un processo di santificazione (previa beatificazione). Per il diritto canonico il papa può tutto secondo il diritto, oltre il diritto e contro il diritto (secundum jus, propter jus, contra jus); può proporre e accelerare le cause di beatificazione e santificazione di chi vuole. Ma il Vangelo è DIVERSO dal diritto canonico, perché è la Parola di Dio.
Nel Nuovo Testamento, chi santifica è soltanto Dio: «L’Iddio della pace vi santifichi egli stesso completamente, e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore». è con la "conversione" (una inversione di marcia nella vita) [non con le cause e i processi di beatificazione UMANI] che inizia la santificazione di una persona mentre questa è in vita. I credenti di Tessalonica, ad esempio, si erano incamminati sulla via del Messyah rispondendo positivamente alla chiamata del Vangelo: avevano creduto, erano rinati d’acqua e di Spirito nella rinascita battesimale. (7)
La bellezza della parola di Gesù sta nel fatto che essa è verace e non muta. Si può anche oggi divenire «santi» o ELETTI ubbidendo di cuore al Padre e [trascurando le DOTTRINE DEGLI UOMINI]. E' scritto: «Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini» (Atti 5, 29).
Contraria alla semplicità del Vangelo è pure la concezione di un numero eletto di santi che eserciterebbero funzioni mediatorie o intercessorie presso Dio a "favore" dei viventi quaggiù. Il Nuovo Testamento, proprio in tema di preghiere e intercessioni, insegna che «vi è un solo Dio, ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, il Messyah Yahushua uomo, il quale ha dato se stesso quale prezzo di riscatto per tutti» (1 Timoteo 2, 1-5). E' tragico notare che quanti parlano di mistica esaltazione per il sangue di padre Pio, dimenticano che il solo che ha dato il proprio sangue come prezzo del nostro riscatto morale e spirituale è Cristo Gesù.

La fretta di Wojtyla

Né il beato padre Pio né il beato papa Giovanni possono nulla per noi, perché il mediatore e intercessore UNICO fra Dio e gli uomini è solo quel «Messyah Yahushua uomo» che ha dato se stesso per tutti (1 Timoteo 2, 5). Gli interminabili (oppure, a seconda dei casi, acceleratissimi) processi di beatificazione e santificazione, l’analisi minuziosa dei postulatori e delle commissioni, le verifiche dei miracoli pre e post mortem, hanno lo scopo di condurre ad un giudizio definitivo sulla persona, beatificata prima e santificata poi. Ciò è diametralmente opposto a un principio fondamentale bene espresso nella parola di Dio. 
Paolo l'apostolo, ispirato da Cristo, parlando di sé e di altri predicatori raccomanda ai credenti di non vantarsi negli uomini, ma di considerare anche gli apostoli come servitori del Messyah, e conclude: 
«Cosicché non giudicate di nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce le cose occulte delle tenebre, e manifesterà i consigli dei cuori; e allora ciascuno avrà la sua lode da Dio» (1 Corinzi 4, 1 ss.).
Wojtyla aveva fretta di elevare padre Pio alle glorie degli altari. Il Vangelo dice di non giudicare nulla prima del tempo, di lasciare ogni giudizio al Signore. Non occorreva dunque sbrigarsi, ma lasciare a Dio di giudicare, ricordando che sostituirsi a Lui è "peccato".
Schiller scrisse che «la voce della verità è sommessa e insistente». Non sarà forse vano ricordare a noi stessi e al prossimo che la Verità che ci giudicherà TUTTI un giorno non sarà quella dei papi o dei tribunali ecclesiastici, bensì quella di DIO espressa nella SUA PAROLA..?





B O J S




Riferimenti:

(1) F. Chiocci, Wojtyla lo vuole santo, Papa Giovanni lo perseguitò, in l’Europeo, agosto 1990.

(2) Per l’intervista a mons. Maccari e il suo memoriale vd. l’Europeo, 16/08/1991, p. 40 ss. e /01/1992 p. 54.

(3) Cfr. 1 Giovanni 2, 1-2; Ebrei 9, 12; 10, 12 e v. 17; Marco 14, 25; Giovanni 15, 13; 1 Pietro 2, 22.

(4) I due concetti sono affermati da V. Messori in una recente intervista (Corriere della Sera, 13/08/2000, p. 13). Non è condivisibile, perché in contrasto col Vangelo, la felice sorpresa del Messori per il fatto che «tante persone... poco meno del doppio» (rispetto al 1998) fossero presenti alla recente ostensione della sindone. Non è affatto detto che la ostentata persuasione delle folle corrisponda alla verità di Cristo. Mi domando, inoltre, perché mai il sensus fidei non potrebbe essere tirato in ballo, ad esempio, dagli amici islamici quando masse immense di fedeli si accalcano, spesso rischiando la morte, attorno alla pietra nera.

(5) Cfr. Romani 1, 7 e 15, 26; 1 Corinzi 1, 2 e 16, 15; Filippesi 1,1 e 4, 22; 1 Timoteo 5, 10).

(6) 1 Corinzi 5, 10-12; 2 Corinzi 7, 1.

(7) 1 Tessalonicesi 5, 23; 2 Tessalonicesi 2, 13-14; Giovanni 3, 3-5.